Parrocchie della Paganella

 

 

 

 

 

 

 

 

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ORARI SS. MESSE

Festive - 2022

Sabato

Fai della Paganella 17:00

Molveno18:30

Spormaggiore 20:00

Domenica

Cavedago  09:00

Molveno 09:00

Andalo10:30 e 18:30

Fai della Paganella   10:30

Spormaggiore 10:30

 

Feriali

Spormaggiore -  Lunedì, giovedì e venerdì alle 08:00 / martedì alle 18:00

Cavedago  -  solo il venerdì alle 18:00

Fai della Paganella -  Da lunedì alle 18:00 / mercoledì alle 15:00 (San Rocco)

Andalo  -  Lunedì, mercoledì e venerdì alle 18:00

Molveno -   Lunedì e mercoledì Lodi alle 08:00 / Martedì alle 18:00

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CONTATTI PARROCi

DON MASSIMILIANO DETASSIS

Canonica di Spormaggiore, Piazza della Chiesa

Tel: 0461 653133

DON DANIEL ROMAGNUOLO

Canonica di Andalo

Tel: 0461 585816

PadremisericordiosoUn padre incompreso

Dobbiamo ammetterlo: il padre della parabola è – decisamente – un padre incompreso dai suoi figli. Incompreso dal minore che esige anzitempo la sua parte di eredità e, forte della sua giovinezza e dei beni che si ritrova, parte per un paese lontano, incurante del dolore che procura a chi gli vuole bene.

Incompreso dal maggiore che, rimasto in casa, lo considera un “padrone” da “servire” e quindi si considera insultato dalla festa con cui si celebra il ritorno di suo fratello.

C’è da domandarsi, allora, quali sono i motivi di questa incomprensione, da che cosa sia suscitata. In effetti è proprio l’amore del padre, un amore smisurato, eccessivo, a provocarla.

Un amore che non esita a dare quello che, di per sé, non sarebbe dovuto: l’eredità la si ottiene solo alla morte del padre. Un amore che rispetta la libertà dei figli, a costo di dover soffrire per la loro lontananza.

Un amore che non smette di attendere il ritorno di chi è partito, che rinuncia alle proprie prerogative, ai propri diritti, alle proprie ragioni, perché è «commosso».

Un amore che non fa pesare gli sbagli del passato, non ne approfitta per rivendicare la propria autorità, ma reintegra nella dignità precedente.

Un amore che addirittura «fa festa», utilizzando quello che di più buono si ha in casa perché la circostanza lo merita.

Sì, questo amore è proprio fuori dal comune, imprevisto e imprevedibile.

Una realtà scomoda e addirittura irritante per quelli che procedono con le loro “regolette” e che vorrebbero sottomettere a loro ogni decisione. Una realtà consolante, per chi, in preda alla vergogna, non riesce neppure ad immaginare l’accoglienza che gli verrà riservata, e si trova al centro di un’attenzione e di una tenerezza che sconcertano.

Raccontando questa parabola, Gesù ha voluto rivelarci il “suo” Dio, il “vero” Dio, un Dio che rispetta la nostra libertà. Un Dio che ci attende e ci corre incontro quando torniamo. Un Dio disposto a dimenticare le offese ricevute. Un Dio che si rallegra perché temeva per la nostra “morte” e che è pronto a darci un posto d’onore alla sua mensa. Un Dio per il quale conta più il futuro che il passato, e quindi non permette che rimaniamo prigionieri dei nostri sbagli.

Questo Dio, proprio comportandosi così, cerca e realizza il nuovo. Perché nuova è la compassione, nuovo è il perdono, nuova è la gioia che viene offerta. E tutti questi costituiscono motivi validi per fidarsi di lui e per mettere la nostra vita nelle sue mani.

 

 

Il vangelo della vangelo quinda domenica di Pasqua commentanto da don Franco della Parrocchia di San Carlo Borromeo Molveno

 

Palme

Carissimi,

da circa quattro settimane, all’improvviso, la normalità della nostra vita ha subito un brusco stravolgimento, il tempo scorre lentamente, le ore del giorno e parte della notte sembrano più lunghe del solito, abbiamo subito uno shock emotivo, siamo frastornati, disorientati,  non possiamo fare le cose di prima, per questo abbiamo a disposizione tanto tempo e la difficoltà ad organizzare in modo proficuo la giornata, giorno dopo giorno aumenta la difficoltà a restare a casa, siamo impazienti, presi dalla morsa della paura, ci coglie l’angoscia quando ci viene dato il numeri dei decessi, dietro ogni numero c’è una persona, una vita che si è spenta, i famigliari che sono in lutto, fino a quando saremo in grado di reggere questo stillicidio? Non riusciamo a scrollarci di dosso la maledetta paura che uno di noi e dei nostri famigliari si scopra contagiato.

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settimanasanta

 

Carissimi,  

quest’anno non possiamo radunarci in chiesa per i riti del “triduo pasquale” e la domenica di Pasqua, li rivivremo attraverso il mezzo televisivo, trasmessi dalla basilica di S. Pietro o dalla cattedrale di Trento, officiati da papa Francesco o dal vescovo don Lauro. Non è la stessa cosa dal partecipare fisicamente nella nostra chiesa, insieme alla nostra gente, sarà una “Pasqua vissuta più in casa che in chiesa”.

Mi permetto di offrirvi una breve riflessione sul “triduo pasquale”:

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porta

Attendevamo con ansia e gioia che al quattro maggio si aprissero le porte delle nostre case, “casa dolce casa” sta diventando meno “dolce” per uscire all’aperto ad assaporare la libertà di circolazione dopo due lunghi mesi di clausura pronti a riprendere una parvenza di vita normale, normale del tutto non sarà finché il “carognavirus” non smetterà di girarci attorno e farci paura.

Dovremo attenerci scrupolosamente alle norme di prevenzione per salvaguardare la nostra salute e degli altri. Consoliamoci, siamo stati  bravi e disciplinati a restare a casa “#iorestoacasa”.

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emmaus

I due discepoli di Emmaus vivono la fine inattesa e la morte infamante di Gesù come una sonora sconfitta per il maestro e quanti hanno creduto e posto in lui tante aspettative  e speranze. Delusi, amareggiati con “volto triste” si allontanano da Gerusalemme. Scaricano la tensione accumulata discutendo animatamente alla ricerca di una spiegazione ai tragici avvenimenti. “ Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro  ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”. Il dolore, lo sgomento, lo sconforto travolge l’animo al punto che si perde l’equilibrio psichico, l’oscurità interiore annebbia il pensiero, crolla la fiducia in se stessi, negli altri e in Dio.

Lo sconosciuto e inaspettato compagno di cammino, ignaro di ciò che è sulla bocca di tutti “solo tu sei forestiero a Gerusalemme”?

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Il vangelo della vangelo terza domenica di Pasqua commentanto da don Franco della parrocchia di Molveno

 

commento 31

Gesù risorto il mattino di pasqua 2020 ha trovato nelle nostre famiglie un clima simile a quello raccontato nei vangeli: volti impauriti, addolorati delle donne per la perdita del grande Amico, chi  ha sofferto tanto riceve il primo annuncio “non abbiate paura voi. So che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui. E’ risorto come aveva detto”.

La mattina di pasqua il Risorto rasserena gli animi degli undici asserragliati nel cenacolo da tre giorni per timore dei giudei “Pace a voi” Perché siete turbati? Perché salgono dubbi nei vostri cuori? Guardate le mie mani e i miei piedi. Sono proprio io”. Il Signore risorto vincitore sulla morte si fa vicino a noi in questi giorni di affanno, di timore, di ansia  per le tante domande che ci poniamo: Quando usciremo da questo stato di frustrazione? Come ne usciremo? Cosa cambierà della nostra vita? Non sarà più come prima.

 

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